Bolle di rabbia

Quando il bambino fa i capricci

Durante i primi due anni di vita il vostro bambino è stato un angelo. Ora, se qualcosa non va come vuole, si butta per terra, urla e va fuori di sé. A mandarlo in bestia può essere una proibizione, come anche il crollo della torre di costruzioni: il bambino perde la calma, si sente sotto tensione e scarica la frustrazione gridando e smaniando.

È bene essere preparati ai primi capricci importanti del proprio bambino. Bisogna partire dal presupposto che il bambino non è ancora in grado di governare la propria rabbia: i genitori che ne sono consapevoli possono reagire più tranquillamente di fronte all’ostinazione infantile. Inoltre, non potete influenzare la durata del suo capriccio, pertanto cercate di mantenere la calma, indipendentemente dal fatto che il bambino urli per due o per dieci minuti. Naturalmente è più facile dirlo che farlo. E tanti più spettatori ci sono, tanto più ci si sente costretti a fare qualcosa. Ignorate gli sguardi eloquenti o le intromissioni esterne. La cosa migliore è non reagire affatto.

Il piccolo, dopo un attacco d’ira, ha bisogno del vostro aiuto per riuscire a calmarsi: deve sentire che non lo lasciate solo con la sua frustrazione. Perché tutti i capricci hanno ragioni profonde, che vanno comprese senza cadere nell’errore di assecondarle. Se lo facciamo, comunichiamo ai bambini che possono continuare a comportarsi così. Al contrario, se ci limitiamo a punirli, tralasciando di ascoltare le richieste, perdiamo di vista una parte importante del loro messaggio e di quello che vogliono dirci con i capricci.
Cosa fare allora? L’atteggiamento giusto è imparare a “leggere” tra le righe e comprendere quello che i capricci comunicano, assecondando le richieste accettabili e rifiutando quelle eccessive.

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