Le punizioni sono educative?

“Le punizioni non hanno mai fatto male a nessuno…”

Sono in tanti a difendere l’utilizzo delle punizioni sulla base della propria esperienza, nella convinzione che sia una strada utile per educare.

In realtà i bambini cui vengono dati schiaffi e sculacciate o a cui viene negato l’uso di videogiochi, telefono ecc. non apprendono le regole più dei bambini che vengono ripresi verbalmente e in maniera assertiva… anzi, la riduzione o l’assenza della punizione aumenta la libertà di esplorazione e la conoscenza del mondo e il rispetto delle regole diviene un processo: sostanzialmente, il bambino cresce in maniera sana perché può soddisfare le sue curiosità senza paura.

Non significa che ai bambini non debbano essere dati dei limiti o rimproveri: cambia lo stile relazionale e si passa dalla severità e rigidità alla fermezza, dalle urla a un tono più pacato, perché in realtà le urla sono uno strumento che il genitore utilizza solo per gridare la sua rabbia e stanchezza ma che non sono assolutamente utili all’obiettivo di insegnare le regole a un bambino. Non è un errore rimproverare: i comportamenti sbagliati vanno messi in evidenza ma con un approccio critico, ossia educando il proprio figlio a ragionare sulle conseguenze. Mamma e papà possono verbalizzare l’errore e dire che sono arrabbiati ma non trasferire la rabbia sul bambino. E, soprattutto, all’errore c’è un rimedio: questo deve essere il messaggio.

E allora forse è bene puntare sulla relazione e utilizzare solo punizioni brevi in casi eccezionalmente gravi.

“Ti metto in punizione” probabilmente non è la formula magica che insegnerà al bambino a non commettere più un errore.

 

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