Il dolore del rifiuto

Quando il cuore “si spezza”

Un bambino che non riceve attenzioni dalla madre, un partner che ci lascia, la perdita del lavoro: i NO che riceviamo nelle varie fasi della nostra vita ci procurano sofferenza. Ci sentiamo persi, senza più un riferimento e proviamo le sensazioni penose dello stesso dolore fisico; il rifiuto sociale e relazionale suona come una condanna. Le espressioni “cuore spezzato” e “ferite dell’anima” richiamano una lacerazione pari a una lesione fisica.
Si tratta del dolore emotivo, intenso quando viviamo un rifiuto da parte di una persona a noi cara oppure quando si crea lo strappo interiore successivo a una perdita quale quella del lavoro. In tutti i casi in cui ciò si verifica viene meno la soddisfazione del bisogno di vicinanza e appartenenza; non ci sentiamo riconosciuti, il nostro livello di insicurezza aumenta e tendiamo a sviluppare sfiducia e paura nei confronti dell’altro. Sostanzialmente, subiamo un danno emotivo definito anche “depressione sociale” proprio a causa della condizione di infelicità che ci troviamo a vivere. I vissuti di appartenenza a qualcuno o a qualcosa dipendono non tanto dal numero di contatti che riusciamo a stabilire ma soprattutto da quanto ci sentiamo accolti, accettati e amati nelle relazioni significative.
Il rifiuto è una delle cause più diffuse di ansia e depressione, in quanto genera un potenziamento del pensiero critico e un decremento dell’autostima, per i quali si rende a volte necessario un intervento psicologico finalizzato a restituire alla persona i vissuti di valore, amabilità e rispettabilità.

Il Centro Antes implementa interventi psicologici finalizzati al trattamento dei disturbi dell’umore con un orientamento pluridisciplinari e un’accoglienza immediata

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